Pesaresi Stefano https://pesaresistefano.com presente e futuro della comunicazione Sun, 29 Mar 2020 13:50:38 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.5.1 https://i0.wp.com/pesaresistefano.com/wp-content/uploads/2017/10/cropped-logoPS.jpg?fit=32%2C32&ssl=1 Pesaresi Stefano https://pesaresistefano.com 32 32 presente e futuro della comunicazione Pesaresi Stefano clean presente e futuro della comunicazione Pesaresi Stefano https://pesaresistefano.com/wp-content/uploads/powerpress/podcast-4205874_1920.jpg https://pesaresistefano.com 108283658 Romagna, se ci sei, batti un colpo. (#9) https://pesaresistefano.com/romagna-se-ci-sei-batti-un-colpo-9/ Sun, 29 Mar 2020 13:50:30 +0000 https://pesaresistefano.com/?p=559

E che sia bello forte, così forte da far sussultare tutti e da spingere anche i poltronari più incalliti a tirarsi su dal divano delle finte comodità. Perché, presto, al mondo là fuori potrebbero crescere unghie e denti.

Nell’ultima puntata ci siamo sollazzati parlando di tempi, i tempi stretti o strettissimi per dare avvio ad azioni necessarie, indispensabili prima ancora che utili.

La misura del tempo entro cui realizzare questi interventi non la inventiamo noi, qui, ma ce la da il calendario dell’economia reale delle famiglie meno protette, del livello sociale che possiede poco o nulla oltre al lavoro delle braccia, la popolazione più abusata che venne chiamata Quarto Stato nella Rivoluzione Francese e poi assunse la denominazione più nota, arrivata fino ai giorni nostri: proletariato.

Il calendario del proletariato viaggia più velocemente rispetto ai calendari delle altre fasce sociali. Nelle sue pagine il tempo sembra stranamente deformato in modo impietoso: tutto ciò che sottrae risorse (le bollette delle utenze, l’affitto, l’assicurazione, il cambio gomme,…) arriva a grandissima velocità, mentre tutto ciò che porta risorse sembra non arrivare mai (lo stipendio, la pensione, il sussidio, ecc…).

E’ un tempo percepito, ovvio, ma sulle persone produce effetti come il tempo reale.

Senza risorse economiche ti spaventa anche il solo arrivo della busta che contiene la bolletta del gas, o della luce, o dell’acqua… perché sai già che ti farà male.

Sai che una volta aperta, quella busta ti racconterà di un mondo che non comprendi, un mondo che sembra avercela proprio con te, senza pietà della tua situazione.

Allora come puoi non detestare chi ti obbliga a pagargli 220 € e ti fa vedere, nero su bianco, che ti ha dato qualcosa che ne valeva 90 € ??

Come puoi sopportare che qualcuno abbia il potere di portarti via con la forza, mese dopo mese, risorse che avrebbero potuto portare un sorriso in più ai tuoi figli? una vita meno affannata a chi ami e anche a te? una cura migliore al familiare che soffre di qualcosa che il mondo non vuole nemmeno vedere?

C’è chi sostiene che quelle buste siano una delle ostentazioni di potere volute proprio dal potere per far capire chi è che comanda, una ostentazione moderna naturalmente, mica come una volta che ti mettevano sotto al naso la canna di un fucile o, ancor prima, una spada o una frusta.

Ma noi vogliamo essere costruttivi, per ora. Pensiamo che questi elementi di finta modernità non siano adeguati e nemmeno opportuni per la società attuale. Che vadano cambiati con altre modalità in grado di rispettare le persone prima di tutto.

Non ne facciamo una questione di ideologia politica, sarebbe ridicolo solo pensarlo, anzi quasi offensivo, verso di noi.

No, la politica partitica non c’entra, è semplicemente una questione di civiltà, di modernissima etica di riconoscimento e vero rispetto dell’altro che l’organizzazione statale deve decidersi a realizzare prima possibile, cioè subito.

Si, affermiamo con decisione irremovibile e indiscutibile che ogni persona ha diritto a ricevere gratuitamente una quota basilare di servizi indispensabili, assolutamente indispensabili per una società civile: l’acqua, l’energia elettrica, il gas ed una linea di comunicazione.

Così come la copertura sanitaria, l’istruzione e la previdenza sono il fondamento indiscutibile del livello di civiltà raggiunto dal sistema italico, pur con tutti gli inquinamenti dati dalla occupazione partitica di questi settori, anche i servizi che abbiamo indicato devono immediatamente entrare a far parte del paniere di diritti di base di ciascuno.

Se ne cominci a parlare subito, si trovino subito le formule di partenza, non stiamo a disquisire sui modi e sulle quantità, che entreranno a far parte delle inevitabili trattative fra le rappresentanze sociali ed istituzionali che esulano dai nostri scopi, per ora.

Si definiscano entro 60 giorni i quantitativi essenziali delle esigenze di base di ciascun cittadino, quantitativi che consentono la tutelata delle più elementari garanzie igieniche e di salute.Per evitare sciocchi fraintendimenti: un quantitativo a testa, a persona!

Si stabiliscano i livelli di fornitura gratuita a cui ciascuno ha diritto, come diritto fondamentale della persona, di ciascuna persona.

Poi i consumi in eccesso sul livello fondamentale potranno avere un loro costo e andranno in bolletta come è giusto che sia.

Ci rendiamo conto di aver posto una questione delicata, perciò per oggi ci fermiamo qui. Ma solo per oggi, giusto il tempo di raccogliere le vostre segnalazioni che saranno preziose e simpatiche in ogni caso.

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Romagna, se ci sei, batti un colpo. (#8) https://pesaresistefano.com/romagna-se-ci-sei-batti-un-colpo-8/ Fri, 27 Mar 2020 23:10:29 +0000 https://pesaresistefano.com/?p=556

E che sia bello forte, perché non ci si può permettere altra perdita di tempo altrimenti si rischia di non aver più niente da difendere nel giro di pochi mesi.

Torniamo alla questione dell’intervento pubblico attraverso la leva dei finanziamenti ai sistemi economici in generale ed alle imprese in particolare.

Il tema è tornato prepotentemente attuale e in tutto il mondo lo si evoca come unica via di salvezza.

Finanziamenti e sovvenzioni, infatti, vengono utilizzati soprattutto per incentivare l’iniziativa economica privata e dirigerla verso scopi di benessere sociale. Vediamo rapidamente come può avvenire.

Ad esempio con Contributi a fondo perduto o in “in conto capitale”, destinati a finanziare investimenti in beni strumentali per stimolare l’ammodernamento e l’ampliamento della struttura tecnico-produttiva delle imprese destinatarie.

Chi ne fruisce non deve restituire il capitale che gli viene erogato e neppure gli interessi calcolati su di esso.

Vi sono poi i finanziamenti a tasso agevolato, cioè prestiti con un tasso molto basso che può scendere anche a zero.

Oppure gli interventi in conto garanzia, mediante il rilascio di una fideiussione a favore dell’istituto di credito che concede un prestito all’impresa beneficiaria.

Per finire c’è il Credito d’Imposta, un bonus fiscale concesso agli imprenditori che effettuano determinate tipologie di spesa, che l’ente pubblico intende agevolare.

L’erogazione di contributi è subordinata agli investimenti, che possono essere: immateriali (marchi, brevetti, sito internet, assistenza tecnico-gestionale, consulenza e formazione ecc..), materiali (adeguamento e apertura sedi e luoghi di svolgimento attività lavorative, impianti, macchinari, attrezzature ecc..) o spese di gestione (acquisto materie prime, semilavorati e prodotti finiti, spese burocratiche, canoni di locazione di immobili, spese pubblicitarie, ecc..).

Ma a cosa servono le sovvenzioni?

Servono a far preferire determinati comportamenti economici, ad indirizzare l’iniziativa economica privata senza obbligare ad essi, cioè senza ricorrere a misure coercitive.

C’è però la questione dei limiti sanciti specificamente dal Trattato dell’Unione Europea che vieta gli aiuti incompatibili con la tutela del Mercato – ed in generale dalla appartenenza alla Comunità europea – in termini di vincoli di bilancio.

Ora gli Stati non hanno più la discrezionalità d’azione come era fino al 1999 e di conseguenza il discorso degli aiuti di Stato non è più attuabile per l’impossibilità dei singoli Stati di porre in essere una libera politica di programmazione economica e/o di

incentivazione per costituire un solido strumento di direzione dell’economia e di sviluppo.

Lo vediamo chiaramente con la trattativa tosta in corso nella UE alla ricerca di una possibile risposta congiunta allo shock economico provocato dalla pandemia causata dal “coronavirus”.

E’ quasi impossibile oggi prevedere quale sarà esattamente la soluzione che verrà concordata, però è possibile dichiararsi ottimisti o pessimisti.

Noi siamo ottimisti.

Quindi supponiamo che in un modo o nell’altro si giunga ad una soluzione condivisa che consenta importanti interventi a sostegno dell’economia e delle tutele sanitarie e sociali.

Qui si giunge pertanto a tre domande fondamentali che richiedono subito una risposta. Tutte.

  • La prima: quando intervenire?
  • La seconda: come intervenire?
  • La terza: chi decide quando e come?

Se gli interventi arriveranno troppo in ritardo appariranno ovunque gli effetti peggiori di questa crisi globale, cioè povertà e drastica riduzione delle tutele sociali.

Si potrebbero così generare proteste drammatiche e disordini di piazza perché molti di quelli che saranno ridotti allo stremo non accetteranno di vedere il divario con chi sarà riparato da privilegi economici e di status.

La disperata volontà di tutelare la propria famiglia sarà probabilmente l’innesco più potente, a questa si affiancherà una collera sociale difficilissima da contenere da parte delle istituzioni con forze dell’ordine probabilmente decimate dal virus.

Questo doloroso scenario potrebbe materializzarsi presto, forse addirittura entro la fine dell’anno se non saranno prese per tempo misure capaci di mantenere vive le speranze di una sopravvivenza dignitosa e di un possibile ritorno ad una qualche forma di normalità.

Si eviterà la radicalizzazione delle proteste popolari attraverso il riconoscimento di diritti universali a servizi di base come l’energia elettrica, il riscaldamento, la fornitura idrica e la rete di comunicazione.

Prima si riconosceranno questi diritti più a lungo reggerà l’impalcatura istituzionale e democratica.

Ma subito dopo questi interventi di base occorrerà creare nuovi modelli produttivi in grado di apportare una forma di remunerazione e mantenere un certo livello di competizione sociale.

Il concetto capitalistico è probabilmente destinato a scomparire per come lo conosciamo oggi, in particolare la sua componente finanziaria.

Qui ci fermiamo per ora, volutamente.

Vogliamo lasciare al lettore la possibilità di riflettere e di criticare, di sostenere cioè altre idee o di portare nuovi ragionamenti prima di passare alle due domande definitivamente cruciali: come intervenire e chi decide quando farlo e come farlo.

Stiamo parlando del mondo, dell’Europa, dell’Italia e della Romagna, è ovvio.

Arrivederci alla nona puntata.

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Romagna, se ci sei, batti un colpo. (#7) https://pesaresistefano.com/romagna-se-ci-sei-batti-un-colpo-7/ Thu, 26 Mar 2020 00:13:16 +0000 https://pesaresistefano.com/?p=553

E che sia bello forte, perché è necessaria molta determinazione per procedere al cambiamento totale ed inevitabile che dovrà realizzarsi all’uscita dal tunnel.

Un giorno torneremo ad uscire di casa e ad incontrarci come fanno le persone libere.

Quel giorno troveremo un mondo che girerà in modo diverso da come lo conoscevamo fino un mese fa e ce lo siamo raccontati attraverso le uniche relazioni consentite: quelle virtuali.

Scopriremo che sarà cambiato il nostro mondo interiore, il nostro modo di percepire le emozioni e di trasmetterle, perciò saranno cambiate tutte le relazioni fra le persone.

Sarà diverso anche il valore attribuito alle cose e agli obiettivi nella vita di ciascuno di noi e saranno diverse molte delle regole che hanno guidato i nostri comportamenti, sia morali che materiali.

Sarà quasi come svegliarsi in un universo parallelo, un mondo in apparenza somigliante a quello che era in precedenza, ma diverso. Gli adulti, salvo qualche eccezione, faticheranno molto per riuscire a prenderne confidenza. Solo i bambini ci riusciranno velocemente, perché non saranno condizionati dai ricordi e dalle emozioni vissute in precedenza.

Il mondo sarà così profondamente cambiato che non saranno più adatte le persone che lo governano oggi, quelle che sono state incaricate con le logiche precedenti, quelle che sono state selezionate secondo modelli di gestione del potere non più attuali.

Gli eventi futuri, la governance di situazioni complesse per la ricostruzione di un mondo che dovrà ripartire da zero in molti ambiti, se non tutti, richiederà creatività, coraggio, onestà e determinazione. La selezione della nuova classe dirigente si baserà su questi canoni.

Lo abbiamo già scritto in altra puntata, ma ci piace ricordarlo ancora una volta: il Valore Aggiunto del turismo in regione è sopra i 16 miliardi di Euro.

A questo V.A. la nostra Romagna contribuisce con oltre 9 miliardi di cui 5,5 diretti del sistema ricettivo, mentre 3,5 indiretti, il cosiddetto indotto, quel valore che si sparge tutto intorno alla ricettività turistica.

L’indotto è un ecosistema economico e sociale che si alimenta, vive e spesso prospera grazie alle presenze turistiche. L’indotto è il cono gelato, è la busta paga, è la polizza assicurativa, è la pratica all’Agenzia delle Entrate, è la tappezzeria, è un set di gomme d’auto,…la lista sarebbe lunghissima e ovviamente non si riferisce alle cose in se, ma alle persone, alle attività ed alle organizzazioni dietro alle cose.

Ma questo Valore Aggiunto sostiene l’industria turistica? come si sostiene l’impresa alberghiera? proviamo a rispondere con un ragionamento semplice e basilare per sgomberare il campo da certi luoghi comuni di origine ideologica e politica che storicamente hanno letteralmente zavorrato, appesantito se non addirittura ostacolato un certo sviluppo del settore turistico in Romagna. Quello sviluppo da iniziare oggi per averlo domani.

L’industria turistica è un universo che contiene tutti gli ingredienti base dell’economia nel suo complesso: la centralità del territorio, il valore delle competenze, la qualità del sistema delle relazioni, l’innovazione tecnologica e sociale.

Del turismo conosciamo criticità e punti di forza come negli altri settori dell’economia, però questa conoscenza non è stata sufficiente, qui il turismo ha smesso di crescere da almeno vent’anni e non si vedono prospettive che vadano oltre una semplice sopravvivenza figlia di una navigazione a vista.

Perché questo?

Si è vista una perdita di coesione nella spinta dell’intero sistema turistico locale: i settori che prima si muovevano in sincronia ora seguono differenti dinamiche di sviluppo; le nuove professioni richiedono un radicale ripensamento del sistema formativo.

Ora domina la componente immateriale di molti prodotti compreso il turismo; la catena storica di creazione del valore tramandata familiarmente non basta più; i vecchi manuali di economia turistica sono di poca o nessuna utilità; l’internet delle camere e il cambio di paradigma dalla pensione completa all’esperienza del viaggio hanno annullato ogni tentativo di addomesticare la crescita.

La globalizzazione dell’offerta turistica è diventata lo spazio aperto in cui tutti ora possono competere, un vasto spazio dove si agita caoticamente la società dell’incertezza e delle cose in rapido mutamento come un liquido o un gas che non puoi afferrare ed è per questo che oggi la società è detta liquida o addirittura gassosa.

Noi affermiamo che questo modello fluido di società ha un suo punto di condensa, uno spazio solido e certo: il territorio. Il territorio è ciò che afferma la posizione e assicura la rappresentazione comprensibile dei flussi che altrimenti renderebbero incomprensibili i luoghi in cui tutti viviamo.

Apriamo bene gli occhi sui dati del WTTC (World Travel & Tourism Council).

Nel 2019 il comparto “viaggi e turismo” ha contributo all’economia mondiale con circa 9000 miliardi di dollari, cioè oltre l’11% del PIL globale con oltre 320 milioni di occupati.

La previsione, prima della tragedia globale causata dal COVID-19 era che il PIL turistico nel mondo sarebbe cresciuto del 50% entro il 2027.

In valore percentuale la crescita del settore turistico mondiale nel 2018 è stata del 4% come quella del settore manifatturiero, maggiore di settori classici trainanti come sanità (3%), Information Technology (3%) e finanziario (2%).

Sul fronte degli investimenti, mediamente, nel mondo il 4,5 % del valore complessivo è destinato al settore turistico, percentuale che sale al 4,9 % nell’Unione Europea.

Valori ancora più elevati si raggiungono nelle nazioni a forte vocazione turistica come Francia e Spagna, dove toccano il 7 %.

Ora potete cominciare a piangere: in Italia la quota degli investimenti turistici sul totale degli investimenti si ferma al 3,4 %.

Si avete capito bene: in Italia investiamo nel turismo meno della metà dei principali concorrenti europee.

Arrivederci alla ottava parte.

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Romagna, se ci sei, batti un colpo. (#6) https://pesaresistefano.com/romagna-se-ci-sei-batti-un-colpo-6/ Sun, 22 Mar 2020 01:05:21 +0000 https://pesaresistefano.com/?p=550

E che sia bello forte, perché deve sovrastare la voce di chi parla solo per difendere privilegi, perché tanti non vogliono che cambi niente e agiscono come se questa emergenza fosse un fastidioso imprevisto che non li riguarda più di tanto.

Iniziamo questa sesta parte con una affermazione “bruta” che poi ci porterà a ragionare del nostro domani in modo più concreto e “raffinato”:

“SI DEVE PROGETTARE ADESSO IL FUTURO ECONOMICO E SOCIALE DELLA ROMAGNA A FORTE VOCAZIONE TURISTICA”

E’ indispensabile che la pianificazione sia fatta proprio adesso, in questo contesto di incertezza e difficoltà generale, nel momento cioè in cui è massima la debolezza dei vincoli che normalmente irrigidiscono la capacità politico-amministrativa e condizionano la spinta ad investire.

Senza la pandemia COVID-19 oggi forse ci saremmo potuti definire PRONTI PER IL FUTURO, cioè saremmo nella fase di avvio del Green Deal europeo, la programmazione adottata per «trasformare l’Unione Europea in una società giusta e prospera, con un’economia di mercato moderna e dove le emissioni di gas serra saranno azzerate, e la crescita sarà sganciata dall’utilizzo delle risorse naturali».

Quindi senza il COVID-19 oggi l’Unione Europea starebbe certamente discutendo di industria e tecnologia, innovazione sociale, competenze, risorse umane e qualità del lavoro, adottando un concetto di crescita maggiormente attento alla sostenibilità e alla creazione di valore sociale.

Su questo il sistema regionale sarebbe probabilmente già impegnato a comprendere e cogliere le sfide del nuovo ciclo di programmazione europeo (e nazionale!) 2021-2027, contando anche su un ecosistema in movimento perché fortemente stimolato e finanziato, pertanto capace di generare nuovo protagonismo, nuovi business, nuovi traguardi.

Invece la pandemia ha innescato una crisi globale molto profonda che colpirà quasi tutti nel mondo. Il rischio è che una parte del mondo finirà per arretrare di qualche decennio.

Lo possiamo accettare?

Non ci sono alternative: adesso è dovere di tutti impegnarsi per una azione straordinaria, la visione intelligente di un domani che sia molto meglio dell’oggi e che deve essere pianificato e realizzato con il concorso di tutti e la massima determinazione.

Ci dobbiamo provare ad ogni costo e a nessuno dovrebbe essere consentito rinchiudersi nel proprio egoismo, nei propri eventuali privilegi personali.

Sul sito della Regione sono consultabili gli indicatori di output S3 (Smart Specialization Strategy, la Strategia di specializzazione intelligente) che ci danno una misura del livello di implementazione delle politiche regionali e delle relative azioni messe in campo. In altre parole misurano i risultati in termini di operazioni realizzate dalla Regione Emilia Romagna.

Nel periodo 2014-2019 la Regione ha speso circa un miliardo e mezzo di Euro di provenienza per la maggior parte Europea e nazionale. L’effetto macroeconomico di questa immissione di risorse è stato un investimento del mondo imprenditoriale di una cifra quasi identica, perciò sappiamo che storicamente c’è un investimento privato di un Euro per ogni Euro portato dall’ente pubblico.

Il dato non è assolutamente confortante e si presta ad interpretazioni anche parecchio maliziose, che però ora vogliamo al momento tralasciare e ci concentriamo su qualche altro dato che è possibile ricavare.

Prima però facciamo una breve premessa sul funzionamento generale del meccanismo dei finanziamenti provenienti dalla Unione Europea, così nessuno dei lettori di queste righe sarà lasciato nel dubbio o nella scarsa conoscenza del tema.

L’UE finanzia progetti e programmi principalmente in questi cinque settori:

  • sviluppo urbano e regionale
  • occupazione e inclusione sociale
  • agricoltura e sviluppo rurale
  • politiche marittime e della pesca
  • ricerca e innovazione
  • aiuti umanitari

Come si può notare non compare la parola turismo. Proseguiamo.

I fondi vengono gestiti seguendo norme che dovrebbero assicurare uno stretto controllo sull’utilizzo dei fondi affinché siano spesi in modo trasparente e responsabile.

Un collegio di 27 commissari europei ha la responsabilità politica del corretto utilizzo dei finanziamenti. Però, dato che la maggior parte dei finanziamenti è gestita direttamente dai paesi beneficiari, il controllo dettagliato spetta ai singoli governi nazionali.

La maggior parte del bilancio dell’UE (oltre il 75%) è gestito con un sistema cosiddetto di “gestione concorrente”, cioè in collaborazione con le amministrazioni nazionali e regionali.

L’insieme delle risorse disponibili che complessivamente contribuiscono a mettere in atto la strategia Europea, viene suddivisa in cinque grandi fondi, detti Fondi strutturali e d’investimento:

  • Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) – per sviluppo regionale e urbano
  • Fondo sociale europeo (FES) – per inclusione sociale e buon governo
  • Fondo di coesione (FC) – per convergenza economica delle regioni meno sviluppate
  • Fondo europeo agricolo (FEASR) per lo sviluppo rurale
  • Fondo europeo (FEAMP) per gli affari marittimi e la pesca.
  • Ci sono poi altri fondi che vengono gestiti direttamente dall’Unione europea.

I finanziamenti sono erogati sotto forma di “sovvenzioni” e di “appalti”.

Le sovvenzioni sono destinate a progetti specifici che siano collegati alle politiche dell’UE dopo che essa dirama un “invito a presentare proposte”. In genere la maggior parte delle risorse messe a disposizione con le sovvenzioni proviene dall’UE, un’altra dalle singole nazioni o loro enti territoriali.

Gli appalti vengono conclusi dalle varie istituzioni e dell’UE per acquistare servizi, beni o opere necessari per le loro attività, per es. studi, corsi di formazione, organizzazione di conferenze o attrezzature informatiche. Gli appalti sono aggiudicati mediante bandi di gara.

Vige la regola della pubblicazione online dei vincitori degli appalti, dei beneficiari di sovvenzioni e anche dei beneficiari degli aiuti allo sviluppo che di solito vengono stanziati per i paesi al di fuori della UE.

Nel settennato 2014-2020 la programmazione dei fondi strutturali e di investimento europei (SIE) ha messo a disposizione fondi per circa 2700 milioni di Euro, così composti: 1150 dalla UE, 900 dallo Stato, 400 dalla Regione, 250 dai Piani Operativi Nazionali.

Gli indicatori di output S3 cui si è fatto cenno più sopra sono strumenti messi in campo per una lettura rapida, una misura pratica degli effetti prodotti dai finanziamenti gestiti dalla Regione, che dovrebbe aiutare la scelta della politica che solitamente si approccia a questi temi con una significativa incompetenza tecnica.

Il settore verso cui sono andate le maggiori risorse nel periodo messo in osservazione dal 2014 al 2019 è stato l’agroalimentare, che da solo ha assorbito un terzo delle risorse complessive, pari a 510 milioni di Euro e che hanno generato investimenti complessivi nel settore per 1,153 miliardi.

Le persone formate con queste risorse sono risultate 2800, sono stati coinvolti 780 ricercatori, sono state finanziate 4278 imprese e quasi 400 laboratori di ricerca.

In media ciascuna azienda o ente ha ricevuto 110 mila Euro dal Pubblico.

Ma quanto è il PIL regionale imputabile al settore agroalimentare in Emilia Romagna?

Circa il 2,5%. Teniamolo a mente.

Al secondo posto in materia di assorbimento di finanziamenti c’è il settore della meccatronica-motoristica che ne ha richiesti 328 milioni di euro ed ha prodotto 920 milioni di investimenti. In questo caso il rendimento è stato migliore rispetto all’agroalimentare, con una media di due Euro investiti per ogni Euro ricevuto dalla Regione.

Nel settore della innovazione nei servizi i finanziamenti pilotati dalla regione hanno ammontato a 165 milioni con un investimento nel settore pari a 200 milioni, quindi una resa della spesa non particolarmente elevata.

Il settore edilizia e costruzioni invece ha ricevuto finanziamenti per 125 milioni ed ha prodotto investimenti pari a 220. Praticamente le stesse cifre anche per il settore dell’industria della salute e del benessere.

Fanalino di coda il settore della cosiddetta industria culturale e creativa, che annovera ad esempio una parte della produzione cinematografica, che ha ricevuto finanziamenti poco meno di 100 milioni di euro e sono risultati poco meno di 200 milioni gli investimenti rilevati.

Complessivamente sono le imprese ad aver ricevuto la parte più cospicua dei 1500 milioni di finanziamenti disponibili: hanno incassato 900 milioni e ne hanno investito di propri per quasi 1400.

Il sistema istituzionale della ricerca (università e centri di ricerca) ha beneficiato di 300 milioni, gli enti locali hanno ricevuto contributi per circa 200 milioni, mentre agli enti di

formazione sono andati circa 100 milioni.

Ma quale è stato l’indirizzamento dei finanziamenti POR FESR al il turismo?

L’importo destinato alle imprese ricettive con il POR FESR 2014-2020 è stato di soli 7,5 milioni. Non è andata meglio alle imprese del commercio (negozi e ambulanti) e ai pubblici esercizi, con 4.5 milioni.

Ovviamente in entrambi i casi parliamo dell’intero territorio regionale, ciascuno può trarre le proprie considerazioni.

Arrivederci alla prossima parte.

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Romagna, se ci sei, batti un colpo. (#5) https://pesaresistefano.com/romagna-se-ci-sei-batti-un-colpo-5/ Sat, 21 Mar 2020 14:39:16 +0000 https://pesaresistefano.com/?p=546

E che sia bello forte, perché il danno economico che si sta paventando sul nostro territorio è di proporzioni così vaste che potrebbe drammaticamente spezzare il sistema sociale e il disegno civile per come ora lo conosciamo.

Dedichiamo la quinta parte di queste considerazioni a raccogliere qualche altro dato sull’economia che il turismo gioca in terra di Romagna.

Complessivamente il 50% del totale dei consumi turistici in Italia è prodotto dalla clientela alberghiera. In Romagna è più alto, sopra il 60%. Vediamo i valori in gioco.

Nel 2018 l’entrata valutaria dovuta al turismo in Italia è stata di circa 42 miliardi di Euro. La provincia italiana che ha dato il maggior contributo è stata Roma con poco più di 7 miliardi, seguita da Venezia, Milano, e Napoli.

In Emilia-Romagna nel 2016 ogni notte in albergo ne corrispondevano 26 in Airbnb.

Nel 2018 il rapporto è sceso sotto 8. Per il 2020, prima che la pandemia da COVID-19 facesse letteralmente saltare ogni punto di riferimento, la previsione del peso di Airbnb in termini di presenze veniva data a circa un terzo di quello delle strutture alberghiere.

Il turismo in Emilia-Romagna da occupazione a circa 160 mila addetti, cioè a circa il 10% dell’occupazione totale regionale. La provincia di Rimini è la prima per incidenza dell’occupazione turistica con oltre il 32% dei lavoratori totali. Al secondo posto Ravenna con il 20% di occupati nella filiera turistica e Forlì Cesena con circa il 15%.

In media la Romagna offre occupazione in campo turistico ad oltre il 22% della forza lavoro complessiva, mentre l’Emilia, a vocazione manifatturiera, non arriva al 6%.

La distribuzione riscontrata nei dati occupazionali presenta andamento analogo per quanto riguarda il valore aggiunto.

Complessivamente l’incidenza della filiera turistica nell’economia regionale vale poco più di 15 miliardi di Euro, circa l’11% per cento del PIL complessivo.

E’ composta per il 54% da attività dirette (alloggio, ristorazione, attività agenzie viaggio e tour operator…) e per il 46% da attività indirette (trasporti, commercio, attività di intrattenimento, servizi alla persona). Significa che ogni 100 euro spesi in attività turistiche dirette se ne generano altri 85 a vantaggio di attività che beneficiano dei flussi turistici.

Al primo posto della graduatoria regionale si colloca Rimini, dove oltre il 36% del valore aggiunto afferisce alla filiera turistica. Valori elevati anche a Ravenna e Forlì-Cesena: complessivamente oltre un quarto del valore aggiunto dell’area Romagna è riconducibile alla filiera turistica.

A Bologna l’incidenza turistica arriva a sfiorare il 9% del valore aggiunto provinciale, una quota elevata se si tiene conto della rilevanza degli altri comparti industriali e del terziario nella provincia bolognese. Ferrara presenta un’incidenza del 14,5%, valori inferiori per le altre province emiliane, caratterizzate da una forte specializzazione in altre filiere produttive.

Un primo termine di paragone con il rilievi degli altri settori lo abbiamo pensando che la manifattura in Romagna nel 2017 ha prodotto esportazioni per complessivi 8 mld di Euro.

Questi i dati che ci danno almeno una percezione tangibile, per quanto semplificata, del rilievo economico che il turismo gioca sul territorio della Romagna.

Nella prossima puntata proveremo a parlare di aspetti cosiddetti avanzati, proveremo a dare uno sguardo d’insieme alla capacità programmatoria della istituzione regionale e a dove essa sta volgendo la sua attenzione, per provare a capire se gli strumenti oggi disponibili oggi potrebbero essere in grado di dare risposte efficaci al dramma sociale ed economico innescato dal COVID-19.

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Romagna, se ci sei, batti un colpo. (#4) https://pesaresistefano.com/romagna-se-ci-sei-batti-un-colpo-4/ Fri, 20 Mar 2020 00:14:20 +0000 https://pesaresistefano.com/?p=543 E che sia bello forte, perché stiamo vivendo un periodo così brutto che potremmo uscirne malissimo o addirittura non uscirne.

Cominciamo questa quarta parte guardando a com’era il turismo da noi, in Italia e nel mondo qualche mese fa, quando ancora non si parlava di COVID-19 e le cose andavano in un certo modo.

Nell’universo turistico mondiale risulta che le compagnie alberghiere godono di ottima salute, fanno buonissimi margini, crescono e si moltiplicano a velocità molto sostenuta e di conseguenza il mondo finanziario sostiene il settore con ingenti investimenti negli Asset Immobiliari.

Ma allora come mai in generale le attività alberghiere in Italia producono pochi margini e quindi sono quasi impossibilitate a finanziare gli investimenti necessari per una consistente ed estesa riqualificazione?

In generale gli investitori realizzano i loro investimenti in base a modelli di previsione sulla redditività che ne può derivare ed al rischio per ottenerla. Detto grossolanamente è così che avviene la scelta sugli impieghi.

Proviamo ad approfondire il ragionamento, cerchiamo di osservare più in dettaglio i 3 principali ambiti economici che, in particolare nel sistema alberghiero, concorrono a dare la misura di quel valore che viene preso in considerazione per misurare l’opportunità di fare investimenti.

Il primo è sicuramente l’ambito commerciale, che va dalla valutazione del cosiddetto marketing mix al valore del brand e del mercato di riferimento.

Poi c’è l’ambito gestionale, che va dalla analisi dell’attività vera e propria al controllo di gestione fino alle risorse umane.

Infine l’ambito immobiliare, cioè il valore della location, dell’edificio, degli impianti, ecc…

Ovviamente ciascuno degli ambiti contribuisce con un certo peso alla determinazione del corretto valore dell’albergo, sia come elemento singolo sia in correlazione con gli altri.

Possiamo fare degli esempi per far comprendere meglio ciascuno degli ambiti indicati sopra.

Nell’ambito commerciale ad esempio rientrano gli alberghi i cui brand si legano a “fashion”, “design” e “moda”, che perciò vivono il loro successo in modo abbastanza indipendentemente dalla loro location o dal immobile.

Nel secondo caso si trovano gli alberghi in grado di rispondere tutto l’anno alle esigenze di più segmenti di mercato, che possiamo chiamare “evergreen” e che sono normalmente gestiti al meglio in quando storicamente utilizzati con elevati tassi di occupazione stabili nel tempo.

Infine nel terzo caso rientrano i cosiddetti Trophy Assets, cioè gli immobili di assoluto pregio da ogni punto di vista, si trovano in location esclusive (ad esempio nelle vie principali delle grandi città), ospitano tenants (inquilini) di rilevanza internazionale e hanno caratteristiche architettoniche di eccezione. Per questi il valore degli immobili in sè è decisamente elevato in proporzione alle altre componenti economiche che concorrono a determinarlo, strutture quindi considerate come irripetibili il cui valore rimarrà sempre alto nel tempo.

Questi sono riassunti molto ma molto superficiali, RiminiRomagna ne è consapevole, ma dovrebbero almeno dare una idea della complessità in gioco anche a chi non è del settore e in definitiva, più la situazione si fa complessa e più elevati sono gli investimenti necessari a sostenere l’iniziativa alberghiera e maggiore è il numero delle competenze tecniche ed economiche necessarie a rendere remunerativo l’investimento.

Tutto ciò implica una proliferazione di professionalità specifiche per i vari ambiti e sicuramente questo spiega perché a livello internazionale negli ultimi decenni si è assistito alla proliferazione di brand alberghieri che individuano le caratteristiche commerciali dell’albergo e facilitano la distribuzione/commercializzazione a livello internazionale, di Compagnie di Gestione senza un proprio marchio specializzate nella gestione di alcune tipologie di alberghi potendo disporre di informazioni e dati benchmark superiori alla media, di Fondi di Investimento o comunque Società Finanziarie specializzate nella proprietà di immobili alberghieri con staff specificatamente preparati.

Detta così sembra una situazione ovvia e scontata, ma in Italia ci si muove nello stesso modo?

No, in Italia, se si escludono alcune esperienze di franchising, questi schemi operativi non sono ancora diffusi a causa principalmente della natura storica del nostro sistema ricettivo e delle barriere sociali e culturali che contraddistinguono il nostro Paese, sia sul lato imprenditoriale che su quello politico e amministrativo oltre che su quello formativo.

Rifletteteci su, se ne avete voglia.

A domani con la quinta parte.

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Romagna, se ci sei, batti un colpo. (#3) https://pesaresistefano.com/romagna-se-ci-sei-batti-un-colpo-3/ Thu, 19 Mar 2020 01:09:20 +0000 https://pesaresistefano.com/?p=539 E che sia bello forte, perché chi detiene il potere fingerà di non sentire la tua voce.

Eccoci alla terza parte. Proseguiamo a volo d’uccello sulle questioni del turismo in Romagna e su ciò che rappresenta economicamente e socialmente.

E’ noto che la provincia di Rimini sia la principale destinazione turistica dell’Italia, ed è altrettanto noto che buona parte del suo mercato sia basato sulla abbondante presenza di attività alberghiere a buon mercato.Questa è la forza e allo stesso tempo il limite del turismo nostrano. Approfondiamo.

Si è già visto che la graduatoria delle prime dieci province per numero di pernottamenti alberghieri dei turisti italiani e molto diversa da quella delle prime dieci per i pernottamenti degli stranieri.

Dalle graduatorie risulta che la provincia leader per il turismo italico è di gran lunga quella di Rimini, mentre quella di Bolzano lo è per il turismo straniero insieme a Roma.

Alcune considerazioni ora sul patrimonio immobiliare alberghiero italiano, per farci altre idee utili alle conclusioni che ci piacerebbe tirare alla fine di questa maratona sul tema del turismo in Romagna.In una importante ricerca condotta una manciata di anni fa è emerso che il 20% circa degli alberghi italiani ha più di 100 anni ed il 60% ne ha più di 30.

Aggiungiamo che circa il 50% di tutti gli alberghi italiani fà attività stagionale perciò è attivo solo alcuni mesi l’anno.

Negli ultimi trenta anni ha cessato quasi il 10% degli alberghi in Italia, arrivando a poco più dei 30.000 attuali, ma allo stesso tempo sono cresciute di oltre il 15% le camere totali ed i letti totali, passando rispettivamente a 1.100.000 e 2.250.000.

Vediamo cosa ha influito sul cambiamento. In questi decenni c’è stato uno spostamento verso l’alto della qualità media dell’offerta ricettiva in conseguenza soprattutto di interventi di ristrutturazione e ammodernamento degli alberghi.

In questo modo è avvenuto sia un passaggio di categoria verso quella superiore, verso i 3 stelle in particolare come vedremo, sia un aumento di dimensioni. Si è cercato perciò di rispondere alla percezione di un modello di domanda internazionale che richiede soprattutto di stare al di sopra di una determinata soglia di qualità dei servizi e di dimensione.

Così è stato, più o meno, il processo dagli anni ’80 fino al 2010 quando la persistente crisi economica nazionale ha prodotto ripercussioni anche sulle risorse finanziarie necessarie a favorire un processo evolutivo di tipo strutturale.

L’aumento complessivo del numero di hotel a 3 stelle in quei decenni raggiunto quota +28% mentre quelli di qualità superiore ovvero i 4 e 5 stelle sono praticamente raddoppiati.

Parallelamente come è ovvio sono diminuiti enormemente gli hotel di 1 e 2 stelle (-43%) sostituiti da bed & breakfaste alloggi privati in affitto, cioè strutture decisamente più economiche nei costi di gestione e quindi più competitive sul mercato.

Si deve però sottolineare che in questo contesto emerge un fatto realmente preoccupante: la perdita dicompetitività complessiva del settore ricettivo che ha visto crescere di molto il numero dei posti letto senza una corrispondente crescita delle presenze.

Il calo del tasso di occupazione delle camere nelle strutture ricettive si è sommato alla bassissima crescita delle tariffe (per via della crisi economica), riducendo in modo sensibile i ricavi medi degli alberghi e delle altre tipologie ricettive ufficiali: residence, agriturismi, ostelli, ecc…In aggiunta negli ultimi anni sono cresciute in modo importante le presenze generate da appartamenti in affitto che come è noto ancora non rientrano in modo trasparente nelle rilevazioni e nelle statistiche nazionali necessarie a comprendere il fenomeno nella sua interezza.

La combinazione nefasta di una minore occupazione media ed un minore ricavo medio per camera ha prodotto per anni una netta riduzione dei ricavi e ovviamente degli utili, con la conseguenza di una minore disponibilità di risorse per gli investimenti necessari per realizzare ristrutturazioni e manutenzioni.

Così si è generato anche un calo di qualità che ha portato molti alberghi ad entrare in competizione fra loro particolarmente sui vari siti delle OLTA, finendo per andare al continuo ribasso le tariffe come unica arma per fronteggiare la concorrenzialità.

Insomma si è arrivati in un circolo vizioso che appare difficile da contrastare e assolutamente impossibile da arrestare, nonostante sia evidente che investire nel turismo sia diventata una operazione redditizia sotto tutti i punti di vista, sia per privati che per gli enti pubblici che ne ottengono entrate da destinare alle esigenze di miglioramento dei territori e dei servizi alla comunità che amministrano.

Si consideri l’assunto macroeconomico per il quale per ogni miliardo di Euro del PIL reale nel turismo si impiegano oltre 16.000 addetti, quindi un intelligente piano di sviluppo si tradurrebbe immediatamente in una grande quantità di posti di lavoro, oltre che di quella economia indotta che vedremo in un post successivo.

Basterebbe, per fare un esempio, anche solo recuperare il terreno perduto in termini di PIL rispetto alla Francia o alla Spagna per creare oltre 200mila nuovi posti di lavoro, che sarebbero soprattutto destinati ai giovani essendo il turismo diventato una specialità economica fortemente intrisa di elementi di modernità, tecnologia ed innovazione anche sul piano relazionale oltre che tecnico.

Ci fermiamo qui con la terza parte.Grazie per chi ha seguito il discorso finora e per chi avrà la pazienza di seguire la prossima parte, dove entreremo un po’ più specificatamente sulle questioni economiche.

Ciao romagnole e romagnoli!

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Romagna, se ci sei, batti un colpo. (#2) https://pesaresistefano.com/romagna-se-ci-sei-batti-un-colpo-2/ Tue, 17 Mar 2020 10:07:04 +0000 https://pesaresistefano.com/?p=531 E che sia bello forte, perché deve essere la voce di 3 province dove vivono 1 milione e 200 mila cittadini.

In questa seconda parte diamo una occhiata ai numeri del turismo in Romagna, ma non solo, per misurare i valori in gioco nel quadro generale.

Uno degli indicatori dell’importanza del turismo in una certa area è il numero di camere d’albergo rispetto ai suoi abitanti.

In base a questo criterio Rimini è la provincia più turistica d’Italia con oltre 220 camere ogni mille abitanti.La seconda classificata è la provincia autonoma di Bolzano con 140 camere ogni mille abitanti.

Al terzo posto la provincia di Olbia-Tempio Pausania con poco più di 100 e quarta la provincia di Trento con meno di 90.

Le altre province romagnole hanno rispettivamente oltre 50 camere su mille abitanti quella di Ravenna e poco meno di 50 quella di Forlì-Cesena.

Per dare un termine di paragone la provincia di Venezia ne ha meno di 60, quella di Firenze 20 e quella di Roma 15.

Ma se invece delle camere si considera il numero degli alberghi presenti sul territorio, la provincia più dotata di strutture è quella di Bolzano con circa 4000, cioè più del totale degli alberghi della Romagna (Rimini + Ravenna + Forlì Cesena arrivano a meno di 3500).

Anche qui per dare un termine di paragone si consideri che nella provincia di Roma risultano in totale circa 1500 alberghi e circa lo stesso numero nella provincia di Trento mentre a Venezia sono meno di 1200 e a Firenze meno di 600.

Viene d’obbligo subito una valutazione: in Romagna abbiamo una media di 35 camere per albergo (la provincia di Rimini poco meno, quelle di Ravenna e Forlì Cesena poco più) e siamo praticamente in linea con la media nazionale che è di 32, mentre a Bolzano c’è una media di 18 camere per albergo.

Per il comparto alberghiero il Trentino-Alto Adige è regione leader con il 13% delle presenze rilevate in Italia, al secondo posto il Veneto con circa il 12%, poi la Lombardia e l’Emilia Romagna con l’11% e il Lazio con il 9%.

Negli esercizi extralberghieri invece la regione leader è il Veneto, con il 25% delle presenze totali, poi la Toscana con il 16%, il Trentino – Alto Adige con l’8%, la Lombardia e l’Emilia Romagna con circa il 6% entrambe.

Queste classifiche degli Arrivi e presenze dipendono dalla diversa permanenza media dei turisti che risulta più alta nei casi in cui le destinazioni turistiche offrono soprattutto un turismo balneare o montano estivo e certamente più bassa in quelle dove prevalgono le città d’arte e d’affari.

La regione dove i turisti soggiornano più a lungo è la Calabria, con una media di 5,2 giornate di presenze per ogni turista arrivato, poi la Sardegna con 4,7 , il Trentino-Alto Adige con 4,3 , le Marche con 3,6.Le regioni con la minore permanenza media sono l’Umbria (1,9 giorni) la Lombardia (2,2), il Piemonte ed il Lazio entrambe con 2,5 giorni.

Questi numeri però non ci bastano per avere una fotografia della situazione. Se separiamo le presenze dei turisti stranieri da quelle degli italiani abbiamo una indicazione importante.

Gli stranieri che si fermano negli alberghi scelgono principalmente il Veneto ed il Trentino Alto Adige (entrambi circa per il 16%), la Lombardia (13%), il Lazio (12%) e la Toscana (10%). La Romagna è diverse posizioni indietro, con solo il 3%.

I clienti d’albergo italiani, invece, si fermano soprattutto in Emilia Romagna (16%) ed in particolare nelle tre province della Romagna che da sole rappresentano il 13%, nel Trentino–Alto Adige (11%), in Lombardia (9%), in Veneto (8%) e in Toscana (8%).L’Emilia Romagna e quindi la regione preferita dagli italiani, ma non lo è da parte degli stranieri.

Questo risulta anche dal dato interno regionale che vede globalmente un misero 26% di stranieri a fronte di una media nazionale del 49%.

Si ferma qui la seconda parte del ragionamento che vi proponiamo.Sono stati esposti alcuni dati. Non tutti avranno avuto la pazienza di leggerli.

Gli esperti ne trattano in grandissima quantità, anzi più ne hanno e più sono felici perchè la comprensione di un fenomeno economico e sociale non è più, da decenni, solo ragionare con la pancia.

Complimenti a chi ce l’ha messa tutta per arrivare fino in fondo e soprattutto a chi vuole segnalare inesattezze madornali. Nessuno siamo perfetti, come dice Andrea Mingardi in una suo bel brano.

L’intento non era quello di fare della scienza sul decimale, ma di preparare il terreno per un ragionamento che verrà più avanti in queste puntate.

Purtropo in queste settimane stiamo vivendo il peggiore dei momenti possibili, abbiamo davanti il peggiore degli scenari possibili. Siamo tutti barricati in casa e, perchè no, questo può essere il momento giusto per ragionare e progettare sul dopo.

Arrivederci alla terza parte.

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MODELLO AVANZATO PER IL MONITORAGGIO DELLE ZONE DI AUMENTO DEL RISCHIO DI DIFFUSIONE DEL COVID-19 https://pesaresistefano.com/modello-avanzato-per-il-monitoraggio-delle-zone-di-aumento-del-rischio-di-diffusione-del-covid-19/ Mon, 16 Mar 2020 15:48:39 +0000 https://pesaresistefano.com/?p=527

Una ricerca degli scienziati GVN stabilisce un legame tra temperatura, latitudine, diffusione e stagionalità. Da questa emerge una coerente spiegazione della diffusione pandemica su scala mondiale, ma soprattutto per l’Italia un dato molto incoraggiante sulla condizione favorevole che dovrebbe riservarci l’avvicinamento e l’arrivo della stagione estiva.

Da Baltimora ci giunge la notizia ufficiale che scienziati affiliati alla Global Virus Network (GVN), hanno determinato che la temperatura e la latitudine possono avere un legame diretto con la diffusione e la stagionalità di COVID-19.

L’analisi è stata condotta dai ricercatori Mohammad M. Sajadi e Anthony Amoroso in collaborazione con l’Istituto di virologia umana presso l’Università del Maryland e il Global Virus Network.

Il loro articolo “Analisi della temperatura e della latitudine per prevedere la diffusione potenziale e la stagionalità per COVID-19” è pubblicamente disponibile sul sito SSRN di Elsevier, il maggior editore mondiale in ambito medico e scientifico (un estratto lo trovate qui: https://papers.ssrn.com /sol3/papers.cfm?abstract_id=3550308).

Hanno partecipato a questo studio anche ricercatori dell’Università del Maryland College Park, della Shiraz University of Medical Sciences di Shiraz, in Iran, e della Shaheed Beheshti University of Medical Sciences di Teheran, Iran.

Il GVN è di fatto la coalizione mondiale di virologi preminentemente impegnati nella preparazione, difesa e prima risposta di ricerca a virus emergenti, esistenti e non identificati che rappresentano una minaccia chiara e attuale alla salute pubblica.

Vi riassumo qui di seguito i contenuti della ricerca e in fondo all’articolo pubblico il link per scaricare il materiale pubblicato dai ricercatori.

Le considerazione di partenza dei ricercatori è stata che un numero significativo di malattie infettive mostra modelli stagionali nella loro incidenza, inclusi i coronavirus umani. Invece i betacoronavirus come MERS-CoV e SARS-CoV non sono considerati stagionali.

I ricercatori hanno esaminato i dati climatici provenienti da città con una significativa diffusione di COVID-19 fra la pipolazione utilizzando come metodo di analisi statistica la rianalisi ERA-5 e li hanno confrontati con aree che non sono interessate o che non hanno una significativa diffusione fra la popolazione.

I risultati ottenuti indicano che ad oggi la malattia ormai comunemente chiamata Coronavirus 2019 (COVID-19), causata dal virus SARS-CoV-2, presenta una significativa diffusione nella popolazione delle città e delle regioni situate lungo una stretta distribuzione est-ovest all’incirca lungo il corridoio 30°-50° N dove insistono a modelli meteorologici costantemente simili caratterizzati da temperature medie di 5°-11°C, combinati con un certo range di bassa pressione specifica (3-6 g/kg) e di umidità assoluta (4-7 g / m3).

Questo giustificherebbe in buona parte anche il dato statisticamente significativo della ridotta o nulla presenza di contagi fra le popolazioni in luoghi in cui altrimenti ci si aspettava di riscontrarli in base alla vicinanza con popolazioni particolarmente colpite e all’ampia interazione legata alle abitudini di viaggio.

L’interpretazione di questi dati è che la distribuzione di significativi focolai fra le popolazioni appartenenti ad una certa fascia caratterizzata da latitudine, temperatura e umidità limitate è coerente con il comportamento di un virus respiratorio stagionale.

Inoltre i ricercatori hanno proposto un modello semplificato che mostra una zona a maggior rischio di diffusione del COVID-19.

Utilizzando la modellistica meteorologica, potrebbe essere possibile prevedere le regioni che hanno maggiori probabilità di essere più a rischio di diffusione significativa nella popolazione di COVID-19 nelle prossime settimane e questo potrebbe consentire la concentrazione degli sforzi di sanità pubblica sulla sorveglianza ed il contenimento dell’epidemia.

Figura. Mappa mondiale della temperatura a 1000hPa rilevata nel periodo marzo-aprile 2019 che mostra le zone a rischio. Il gradiente di colore indica le temperature di 1000hPa in gradi Celsius. La zona prevista a rischio di significativa diffusione nella popolazione nel breve periodo include aree terrestri all’interno delle bande verde chiaro, cerchiate in nero (mostrano una zona di 5-10 ° C in base ai dati del 2019). L’area prevista è fino a 11 ° C (leggermente più a sud, non mostrata) e cambierà in base alle temperature medie effettive durante questo periodo di tempo. Immagine da Climate Reanalyzer (https://ClimateReanalyzer.org), Climate Change Institute, University of Maine, USA.

scarica il documento della ricerca

visualizza il documento nel browser

Editoriale di DR. CHRISTIAN BRECHOT e DR. ROBERT GALLO (in inglese)

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Romagna, se ci sei, batti un colpo. (#1) https://pesaresistefano.com/romagna-se-ci-sei-batti-un-colpo/ Mon, 16 Mar 2020 00:26:19 +0000 https://pesaresistefano.com/?p=524

E che sia bello forte, perchè per affrontare l’emergenza economica conseguente a quella sanitaria, non bastano le frasi da manuale degli appelli accorati e politicamente corretti dopo le riunioni al vertice dei soliti noti padroni del vapore. (parte 1)

Dolce e solatia, terra mia questo è il momento di pronunciare il tuo nome con grande forza, è la tua occasione per mostrare se ci sei sotto qualche forma, se hai un cuore orgoglioso da gettare oltre gli ostacoli e, soprattutto, una testa capace di comprendere la situazione e dare risposte intelligenti.

Il mondo intero è entrato nel tunnel buio di uno stravolgimento storico, un cambiamento che nessuno al momento è in grado di impedire o anche soltanto di prevedere quanto durerà. Il problema riguarda molto anche l’Italia e particolarmente alcune regioni, tra cui la sorella Emilia ed ora la provincia di Rimini in Romagna.

Pur cercando di evitare faziosità, l’impressione è che si stia navigando a vista giorno dopo giorno, nella impossibilità di prevedere se occorreranno settimane, mesi o anni per uscirne e di conseguenza quanti danni si dovranno contare in perdita di vite umane, stravolgimenti sociali, conseguenze economiche.

Sarà forse per questo che c’è ancora chi sceglie di esorcizzare le proprie paure o che presume di essere privilegiato dal destino o dai propri meriti, e perciò ritiene di non doversi preoccupare dei bollettini sanitari e delle scadenze di rate e bollette.

Questi di certo si sentono tranquillamente in grado di resistere per lungo tempo, di poter attendere senza pensieri particolari la fine delle emergenze, come quando guardi un temporale dal vetro di una finestra ben chiusa e non dai peso alle luci si vanno spegnendo tutto intorno.

Ma chi non comprende di dover agire subito si sbaglia e in questa situazione l’errore potrebbe essergli fatale, indifferentemente che sia per eccesso di presunzione o per pura incapacità di capire.

Primo perchè questo virus non sceglie il suo ospite, ci prova con tutti senza far differenze fra ceto, ruolo o posizione sociale, livello economico, culturale o morale. Ciascuno alla fine gratterà la propria scheda del destino.

Sappiamo che dal fronte vaccini è improbabile che arrivino nell’immediato novità positive inaspettate, e forse neppure nel medio periodo. Non trastulliamoci con la speranza di buone sorprese come nei film.Secondo perchè la sberla economica sarà tale da lasciare stordito l’intero sistema. Moody’s prevede una contrazione della crescita italiana nel primo trimestre 2020 stimata tra il -0,5 ed il -0,7 per cento che sommata al -0,3% dell’ultimo trimestre 2019 porta l’Italia tecnicamente in recessione, segnando due trimestri consecutivi sotto il segno meno.

Recessione in parole molto povere, ma schiette significa rallentamento della produttività, aumento della disoccupazione, crollo dei consumi e difficoltà di accesso al credito.

A soffrirne saranno soprattutto il settore manifatturiero ed il turismo, con conseguenze drammatiche su queste due catene di valore molto significative del territorio romagnolo, due settori che sostengono direttamente oltre il 35% dell’economia della Romagna con più 8 miliardi di Euro di volume d’affari annuo.

Il turismo in Romagna conta circa 3500 imprese ricettive e occupa circa 40 mila addetti.Il patrimonio immobiliare alberghiero ha un valore stimato che si avvicina ai 15 miliardi di Euro.Nella prossima puntata si entrerà più approfonditamente nei numeri della nostra economia.

Allora, Romagna mia: ci sei?

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