Romagna, se ci sei, batti un colpo. (#7)

E che sia bello forte, perché è necessaria molta determinazione per procedere al cambiamento totale ed inevitabile che dovrà realizzarsi all’uscita dal tunnel.

Un giorno torneremo ad uscire di casa e ad incontrarci come fanno le persone libere.

Quel giorno troveremo un mondo che girerà in modo diverso da come lo conoscevamo fino un mese fa e ce lo siamo raccontati attraverso le uniche relazioni consentite: quelle virtuali.

Scopriremo che sarà cambiato il nostro mondo interiore, il nostro modo di percepire le emozioni e di trasmetterle, perciò saranno cambiate tutte le relazioni fra le persone.

Sarà diverso anche il valore attribuito alle cose e agli obiettivi nella vita di ciascuno di noi e saranno diverse molte delle regole che hanno guidato i nostri comportamenti, sia morali che materiali.

Sarà quasi come svegliarsi in un universo parallelo, un mondo in apparenza somigliante a quello che era in precedenza, ma diverso. Gli adulti, salvo qualche eccezione, faticheranno molto per riuscire a prenderne confidenza. Solo i bambini ci riusciranno velocemente, perché non saranno condizionati dai ricordi e dalle emozioni vissute in precedenza.

Il mondo sarà così profondamente cambiato che non saranno più adatte le persone che lo governano oggi, quelle che sono state incaricate con le logiche precedenti, quelle che sono state selezionate secondo modelli di gestione del potere non più attuali.

Gli eventi futuri, la governance di situazioni complesse per la ricostruzione di un mondo che dovrà ripartire da zero in molti ambiti, se non tutti, richiederà creatività, coraggio, onestà e determinazione. La selezione della nuova classe dirigente si baserà su questi canoni.

Lo abbiamo già scritto in altra puntata, ma ci piace ricordarlo ancora una volta: il Valore Aggiunto del turismo in regione è sopra i 16 miliardi di Euro.

A questo V.A. la nostra Romagna contribuisce con oltre 9 miliardi di cui 5,5 diretti del sistema ricettivo, mentre 3,5 indiretti, il cosiddetto indotto, quel valore che si sparge tutto intorno alla ricettività turistica.

L’indotto è un ecosistema economico e sociale che si alimenta, vive e spesso prospera grazie alle presenze turistiche. L’indotto è il cono gelato, è la busta paga, è la polizza assicurativa, è la pratica all’Agenzia delle Entrate, è la tappezzeria, è un set di gomme d’auto,…la lista sarebbe lunghissima e ovviamente non si riferisce alle cose in se, ma alle persone, alle attività ed alle organizzazioni dietro alle cose.

Ma questo Valore Aggiunto sostiene l’industria turistica? come si sostiene l’impresa alberghiera? proviamo a rispondere con un ragionamento semplice e basilare per sgomberare il campo da certi luoghi comuni di origine ideologica e politica che storicamente hanno letteralmente zavorrato, appesantito se non addirittura ostacolato un certo sviluppo del settore turistico in Romagna. Quello sviluppo da iniziare oggi per averlo domani.

L’industria turistica è un universo che contiene tutti gli ingredienti base dell’economia nel suo complesso: la centralità del territorio, il valore delle competenze, la qualità del sistema delle relazioni, l’innovazione tecnologica e sociale.

Del turismo conosciamo criticità e punti di forza come negli altri settori dell’economia, però questa conoscenza non è stata sufficiente, qui il turismo ha smesso di crescere da almeno vent’anni e non si vedono prospettive che vadano oltre una semplice sopravvivenza figlia di una navigazione a vista.

Perché questo?

Si è vista una perdita di coesione nella spinta dell’intero sistema turistico locale: i settori che prima si muovevano in sincronia ora seguono differenti dinamiche di sviluppo; le nuove professioni richiedono un radicale ripensamento del sistema formativo.

Ora domina la componente immateriale di molti prodotti compreso il turismo; la catena storica di creazione del valore tramandata familiarmente non basta più; i vecchi manuali di economia turistica sono di poca o nessuna utilità; l’internet delle camere e il cambio di paradigma dalla pensione completa all’esperienza del viaggio hanno annullato ogni tentativo di addomesticare la crescita.

La globalizzazione dell’offerta turistica è diventata lo spazio aperto in cui tutti ora possono competere, un vasto spazio dove si agita caoticamente la società dell’incertezza e delle cose in rapido mutamento come un liquido o un gas che non puoi afferrare ed è per questo che oggi la società è detta liquida o addirittura gassosa.

Noi affermiamo che questo modello fluido di società ha un suo punto di condensa, uno spazio solido e certo: il territorio. Il territorio è ciò che afferma la posizione e assicura la rappresentazione comprensibile dei flussi che altrimenti renderebbero incomprensibili i luoghi in cui tutti viviamo.

Apriamo bene gli occhi sui dati del WTTC (World Travel & Tourism Council).

Nel 2019 il comparto “viaggi e turismo” ha contributo all’economia mondiale con circa 9000 miliardi di dollari, cioè oltre l’11% del PIL globale con oltre 320 milioni di occupati.

La previsione, prima della tragedia globale causata dal COVID-19 era che il PIL turistico nel mondo sarebbe cresciuto del 50% entro il 2027.

In valore percentuale la crescita del settore turistico mondiale nel 2018 è stata del 4% come quella del settore manifatturiero, maggiore di settori classici trainanti come sanità (3%), Information Technology (3%) e finanziario (2%).

Sul fronte degli investimenti, mediamente, nel mondo il 4,5 % del valore complessivo è destinato al settore turistico, percentuale che sale al 4,9 % nell’Unione Europea.

Valori ancora più elevati si raggiungono nelle nazioni a forte vocazione turistica come Francia e Spagna, dove toccano il 7 %.

Ora potete cominciare a piangere: in Italia la quota degli investimenti turistici sul totale degli investimenti si ferma al 3,4 %.

Si avete capito bene: in Italia investiamo nel turismo meno della metà dei principali concorrenti europee.

Arrivederci alla ottava parte.