Natale 2008. Al risveglio i miei figli trovano un regalo un po’ particolare, almeno per quei tempi. E’ Pleo, il dinosauro “animato” prodotto dall’americana Ugobe Inc. Probabilmente uno dei primi prodotti commercializzati su larga scala a cui possiamo associare i termini tanto in voga oggi di Intelligenza Artificiale #AI e apprendimento delle macchine #MachineLearning.

Questo giocattolo era un cucciolo di dinosauro e per essere precisi rappresentava un cucciolo di Camarasauro di una settimana.

Dotato di telecamere per la visione frontale e di alcuni sensori collocati “sotto pelle”, Pleo aveva anche una piccola intelligenza artificiale che lo metteva in grado di decidere come muoversi nell’ambiente circostante e, soprattutto, di reagire ad alcune sollecitazioni. Il risultato era un gustosissimo giocattolo che vagava per la stanza e adattava il suo comportamento in base a carezze ed altri stimoli “cutanei”.

Pleo in casa nostra non ha avuto una “vita” lunghissima, praticamente solo pochi mesi a causa di batterie che si sono degradate rapidamente e del materiale con cui era fatta la sua “pelle” che ha cominciato molto presto a lacerarsi e addirittura a polverizzarsi. Eppure in quel brevissimo lasso di tempo Pleo ha conquistato in pieno la simpatia affettuosa di tutta la famiglia.

Pleo riusciva spesso a comportarsi quasi come un vero cucciolotto. I suoi creatori gli avevano dato straordinarie abilità. Rispondeva empaticamente ai nostri stimoli ed aveva anche una certa capacità di autoapprendimento. Era buffo vederlo girare autonomamente per la stanza annusando i mobili e gli altri oggetti che incontrava. Il suo rapporto più “strano” lo manifestava nei confronti del tendaggio, lo avvertiva come oggetto davanti a sè e perciò gli si avvicinava lentamente, però pareva disorientato quando vi appoggiava delicatamente il suo nasone e l’ostacolo in realtà non lo ostacolava affatto.

Ma con il passare delle settimane la sua batteria aveva sempre meno energia per dare forza sufficiente ai suoi movimenti. Poi improvvisamente accadde qualcosa di negativo anche al suo chip. Pleo cominciò a muoversi con grande lentezza e a ripetere ossessivamente gli stessi ondeggiamenti. Le carezze non gli facevano più grande effetto, non muoveva più la bocca come per sorridere a chi lo coccolava. Socchiudeva gli occhi e rimaneva fermo per molti minuti, come chi non ha più interesse e forza per vivere.

Pleo ora è da qualche parte in soffitta, con la sua finta pelle ormai trasformata in una specie di cartone sbriciolato. I suoi occhi sono rimasti aperti quando Pleo si è spento l’ultima volta e probabilmente li avrà ancora nella stessa posizione.

Ora in commercio ci sono altri giocattoli dotati di una propria intelligenza artificiale. Sono sicuramente molto più sofisticati ed evoluti del Pleo che conobbi a fine 2008. Pochi giorni fa ho guardato il video di quella robot con sembianze femminili che veniva intervistata in una convention in Arabia Saudita. In quella parte del mondo hanno fatto due enormi passi avanti in questo periodo: hanno consentito alle donne di guidare le automobili ed hanno preannunciato una nuova forma di cittadinanza da assegnare ai robot umanoidi.

E’ giusto. Se le donne possono guidare allora anche i robot hanno diritto a dei diritti.