Romagna, se ci sei, batti un colpo. (#5)

E che sia bello forte, perché il danno economico che si sta paventando sul nostro territorio è di proporzioni così vaste che potrebbe drammaticamente spezzare il sistema sociale e il disegno civile per come ora lo conosciamo.

Dedichiamo la quinta parte di queste considerazioni a raccogliere qualche altro dato sull’economia che il turismo gioca in terra di Romagna.

Complessivamente il 50% del totale dei consumi turistici in Italia è prodotto dalla clientela alberghiera. In Romagna è più alto, sopra il 60%. Vediamo i valori in gioco.

Nel 2018 l’entrata valutaria dovuta al turismo in Italia è stata di circa 42 miliardi di Euro. La provincia italiana che ha dato il maggior contributo è stata Roma con poco più di 7 miliardi, seguita da Venezia, Milano, e Napoli.

In Emilia-Romagna nel 2016 ogni notte in albergo ne corrispondevano 26 in Airbnb.

Nel 2018 il rapporto è sceso sotto 8. Per il 2020, prima che la pandemia da COVID-19 facesse letteralmente saltare ogni punto di riferimento, la previsione del peso di Airbnb in termini di presenze veniva data a circa un terzo di quello delle strutture alberghiere.

Il turismo in Emilia-Romagna da occupazione a circa 160 mila addetti, cioè a circa il 10% dell’occupazione totale regionale. La provincia di Rimini è la prima per incidenza dell’occupazione turistica con oltre il 32% dei lavoratori totali. Al secondo posto Ravenna con il 20% di occupati nella filiera turistica e Forlì Cesena con circa il 15%.

In media la Romagna offre occupazione in campo turistico ad oltre il 22% della forza lavoro complessiva, mentre l’Emilia, a vocazione manifatturiera, non arriva al 6%.

La distribuzione riscontrata nei dati occupazionali presenta andamento analogo per quanto riguarda il valore aggiunto.

Complessivamente l’incidenza della filiera turistica nell’economia regionale vale poco più di 15 miliardi di Euro, circa l’11% per cento del PIL complessivo.

E’ composta per il 54% da attività dirette (alloggio, ristorazione, attività agenzie viaggio e tour operator…) e per il 46% da attività indirette (trasporti, commercio, attività di intrattenimento, servizi alla persona). Significa che ogni 100 euro spesi in attività turistiche dirette se ne generano altri 85 a vantaggio di attività che beneficiano dei flussi turistici.

Al primo posto della graduatoria regionale si colloca Rimini, dove oltre il 36% del valore aggiunto afferisce alla filiera turistica. Valori elevati anche a Ravenna e Forlì-Cesena: complessivamente oltre un quarto del valore aggiunto dell’area Romagna è riconducibile alla filiera turistica.

A Bologna l’incidenza turistica arriva a sfiorare il 9% del valore aggiunto provinciale, una quota elevata se si tiene conto della rilevanza degli altri comparti industriali e del terziario nella provincia bolognese. Ferrara presenta un’incidenza del 14,5%, valori inferiori per le altre province emiliane, caratterizzate da una forte specializzazione in altre filiere produttive.

Un primo termine di paragone con il rilievi degli altri settori lo abbiamo pensando che la manifattura in Romagna nel 2017 ha prodotto esportazioni per complessivi 8 mld di Euro.

Questi i dati che ci danno almeno una percezione tangibile, per quanto semplificata, del rilievo economico che il turismo gioca sul territorio della Romagna.

Nella prossima puntata proveremo a parlare di aspetti cosiddetti avanzati, proveremo a dare uno sguardo d’insieme alla capacità programmatoria della istituzione regionale e a dove essa sta volgendo la sua attenzione, per provare a capire se gli strumenti oggi disponibili oggi potrebbero essere in grado di dare risposte efficaci al dramma sociale ed economico innescato dal COVID-19.