MODELLO AVANZATO PER IL MONITORAGGIO DELLE ZONE DI AUMENTO DEL RISCHIO DI DIFFUSIONE DEL COVID-19

Una ricerca degli scienziati GVN stabilisce un legame tra temperatura, latitudine, diffusione e stagionalità. Da questa emerge una coerente spiegazione della diffusione pandemica su scala mondiale, ma soprattutto per l’Italia un dato molto incoraggiante sulla condizione favorevole che dovrebbe riservarci l’avvicinamento e l’arrivo della stagione estiva.

Da Baltimora ci giunge la notizia ufficiale che scienziati affiliati alla Global Virus Network (GVN), hanno determinato che la temperatura e la latitudine possono avere un legame diretto con la diffusione e la stagionalità di COVID-19.

L’analisi è stata condotta dai ricercatori Mohammad M. Sajadi e Anthony Amoroso in collaborazione con l’Istituto di virologia umana presso l’Università del Maryland e il Global Virus Network.

Il loro articolo “Analisi della temperatura e della latitudine per prevedere la diffusione potenziale e la stagionalità per COVID-19” è pubblicamente disponibile sul sito SSRN di Elsevier, il maggior editore mondiale in ambito medico e scientifico (un estratto lo trovate qui: https://papers.ssrn.com /sol3/papers.cfm?abstract_id=3550308).

Hanno partecipato a questo studio anche ricercatori dell’Università del Maryland College Park, della Shiraz University of Medical Sciences di Shiraz, in Iran, e della Shaheed Beheshti University of Medical Sciences di Teheran, Iran.

Il GVN è di fatto la coalizione mondiale di virologi preminentemente impegnati nella preparazione, difesa e prima risposta di ricerca a virus emergenti, esistenti e non identificati che rappresentano una minaccia chiara e attuale alla salute pubblica.

Vi riassumo qui di seguito i contenuti della ricerca e in fondo all’articolo pubblico il link per scaricare il materiale pubblicato dai ricercatori.

Le considerazione di partenza dei ricercatori è stata che un numero significativo di malattie infettive mostra modelli stagionali nella loro incidenza, inclusi i coronavirus umani. Invece i betacoronavirus come MERS-CoV e SARS-CoV non sono considerati stagionali.

I ricercatori hanno esaminato i dati climatici provenienti da città con una significativa diffusione di COVID-19 fra la pipolazione utilizzando come metodo di analisi statistica la rianalisi ERA-5 e li hanno confrontati con aree che non sono interessate o che non hanno una significativa diffusione fra la popolazione.

I risultati ottenuti indicano che ad oggi la malattia ormai comunemente chiamata Coronavirus 2019 (COVID-19), causata dal virus SARS-CoV-2, presenta una significativa diffusione nella popolazione delle città e delle regioni situate lungo una stretta distribuzione est-ovest all’incirca lungo il corridoio 30°-50° N dove insistono a modelli meteorologici costantemente simili caratterizzati da temperature medie di 5°-11°C, combinati con un certo range di bassa pressione specifica (3-6 g/kg) e di umidità assoluta (4-7 g / m3).

Questo giustificherebbe in buona parte anche il dato statisticamente significativo della ridotta o nulla presenza di contagi fra le popolazioni in luoghi in cui altrimenti ci si aspettava di riscontrarli in base alla vicinanza con popolazioni particolarmente colpite e all’ampia interazione legata alle abitudini di viaggio.

L’interpretazione di questi dati è che la distribuzione di significativi focolai fra le popolazioni appartenenti ad una certa fascia caratterizzata da latitudine, temperatura e umidità limitate è coerente con il comportamento di un virus respiratorio stagionale.

Inoltre i ricercatori hanno proposto un modello semplificato che mostra una zona a maggior rischio di diffusione del COVID-19.

Utilizzando la modellistica meteorologica, potrebbe essere possibile prevedere le regioni che hanno maggiori probabilità di essere più a rischio di diffusione significativa nella popolazione di COVID-19 nelle prossime settimane e questo potrebbe consentire la concentrazione degli sforzi di sanità pubblica sulla sorveglianza ed il contenimento dell’epidemia.

Figura. Mappa mondiale della temperatura a 1000hPa rilevata nel periodo marzo-aprile 2019 che mostra le zone a rischio. Il gradiente di colore indica le temperature di 1000hPa in gradi Celsius. La zona prevista a rischio di significativa diffusione nella popolazione nel breve periodo include aree terrestri all’interno delle bande verde chiaro, cerchiate in nero (mostrano una zona di 5-10 ° C in base ai dati del 2019). L’area prevista è fino a 11 ° C (leggermente più a sud, non mostrata) e cambierà in base alle temperature medie effettive durante questo periodo di tempo. Immagine da Climate Reanalyzer (https://ClimateReanalyzer.org), Climate Change Institute, University of Maine, USA.

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Editoriale di DR. CHRISTIAN BRECHOT e DR. ROBERT GALLO (in inglese)